sabato 30 novembre 2013

ALLUVIONI : PER NON DIMENTICARE

Maltempo


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Una perturbazione, proveniente dal Nord-Africa, genererà danni a luoghi e persone. 
Lo scontro tra correnti di aria fredda e calda, infatti, darà vita ad un vortice, che porterà maltempo su tutto il Sud-Italia. 
Da evitare, quindi, in caso di nubifragio, l'utilizzo di mezzi di trasporto in luoghi come sottopassi e gallerie. 
Si pensa che il super-ciclone, denominato “Nettuno” si abbatterà, maggiormente, sulle città a rischio idrogeologico come Palermo, Reggio Calabria e Crotone, dove sono già state chiuse le scuole. 
Il vortice giungerà alle coste della Sardegna, per poi ritornare in Africa lunedì. 
Tuttavia, il maltempo si protrarrà sino a mercoledì. 
Nei giorni, invece, di sabato 7 e domenica 8 dicembre, sono previste correnti di aria gelida e un nuovo ciclone scandinavo: Odino. Pronto l'intervento, da parte della Protezione Civile, in caso di emergenza.


RINFRESCHIAMOCI UN PO' LA MEMORIA  ........


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venerdì 29 novembre 2013

AL GOVERNATORE SCOPELLITI........LAVORO E SALARIO

La redazione del BLOG: 
RILANCIAMO QUESTO APPELLO DI UNO DEI TANTI CALABRESI E SPECIFICATAMENTE DI UNO DI LAVORATORI DEL SERVIZIO REGIONALE DI MONITORAGGIO IDROGRAFICO, AL FINE DI SCUOTERE LE COSCIENZE DEI POLITICI, ANZI DEGLI UOMINI CHE DECIDONO SULLE SORTI DI TANTE FAMIGLIE CALABRESI......RICORDANDO CHE DOVE NON C'E' LAVORO E SALARIO NON C'E' DIGNITA', CARO PRESIDENTE SCOPELLITI....QUESTO APPELLO E' INDIRIZZATO PROPRIO A LEI.......

CARO PRESIDENTE IO LA FAME COME LO SCORSO ANNO NON LA VOGLIO FARE.E NEMMENO UN NATALE DI FAME COME LO SCORSO ANNO, QUINDI INVITO TE E LA TUA GIUNTA A FARE IL PROPRIO DOVERE.I SORVEGLIANTI IDRAULICI ASPETTANO  I LORO STIPENDI!!!!!!

La Redazione: non si puo' restare insensibili a QUESTO APPELLO....APRITE LE COSCIENZE E DECIDETE...I CALABRESI ASPETTANO.

Allerta Meteo, ecco il ‘Super-ciclone’: sarà come un uragano di 1^ categoria, stasera i primi temporali

Allerta Meteo, ecco il ‘Super-ciclone’: sarà come un uragano di 1^ categoria, stasera i primi temporali

venerdì 29 novembre 2013, 12:24 di 
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Sta arrivando sulle Regioni del Sud il “superciclone” di cui parliamo da tanti giorni, l’allerta meteo è massima e le autorità sono in apprensione per il forte maltempo in arrivo. Si temono nuove piogge alluvionali che potrebbero provocare disastrose frane, allagamenti, smottamenti ed esondazioni dei corsi d’acqua in molte Regioni del Sud. Il rischio idrogeologico è particolarmente elevato non solo per l’entità del maltempo in arrivo, molto violento, ma anche per le condizioni del territorio già colpito duramente dai fenomeni meteo estremi nelle ultime settimane.Immagine02Il ciclone si formerà domani mattina tra il Mediterraneo centro/meridionale e la Libia, provocato dagli accesi contrasti termici tra il freddo in arrivo nel nord Africa tra Tunisia e Algeria, e il caldo in risalita dal deserto del Sahara fin sul Mediterraneo tramite la Libia. Il vortice depressionario si approfondirà fino a 992-993 hPanel Canale di Sicilia tra sabato sera e domenica sera, muovendosi da sud/est verso nord/ovest in moto retrogrado, arrivando fin nel sud della Sardegna da dove poi tornerà nel nord Africa, precisamente su Algeria orientale e Tunisia, nella giornata di lunedì. Particolarmente “cattive” le fasi più profonde del transito ciclonico tra la Sicilia sud/occidentale e la Sardegna sud/orientale, un momento in cui la tempesta potrebbe evolvere in vero e proprio TLC (ciclone tropicale) con venti impetuosi intorno al centro di bassa pressione, e maltempo estremo.
prec6h_med_36.000001A proposito di maltempo: oggi pomeriggio avremo i primi forti temporali tra la Sicilia orientale e la Calabria meridionale: particolarmente colpite le province di Catania, Messina e Reggio Calabria. Proprio in queste aree il maltempo intenso persisterà per tutta la giornata di domani, sabato 30 novembre, in cui nel mar Jonio si formeranno fortissimi groppi temporaleschi alimentati da un’impressionante Warm Conveyor Belt, il un flusso d’aria calda che nascerà esternamente al sistema frontale, a partire dai livelli più bassi della troposfera, e s’inserisce nel settore caldo, davanti il fronte freddo avanzante, favorendo la nascita di un grande corpo nuvoloso associato al flusso caldo e umido, in questo caso zeppo di violenti temporali.
Questo super-ciclone avrà le sembianze e la violenza di un Uragano di 1^ Categoria: i venti intorno al nucleo di bassa pressione potranno superare i 130-140km/h provocando danni ingenti e furiose mareggiate sulle coste esposte, e poi soprattutto le piogge saranno particolarmente intense e abbondanti con picchi di oltre 250mm in poche ore nelle zone più colpite.
MS_1740_ensMassima allerta per domenica 1 dicembre, il giorno di maltempo più estremo, in tutte le aree Joniche tra Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia: qui si verificheranno i fenomeni più estremi con le precipitazioni più abbondanti. La Regione più colpita in assoluto sarà la Pugliacentro/meridionale, insieme alla Basilicataorientale, dov’è alto il rischio di piogge alluvionali. Ma anche la Calabria jonica, in modo particolare tra cosentino, crotonese e catanzarese (le zone già devastate dalle piogge alluvionali di martedì 19 novembre) se la vedrà brutta. Più a sud, il maltempo colpirà intensamente anche la Sicilia con nubifragi particolarmente intensi su Palermo e provincia nella giornata di domenica. Tra domenica pomeriggio e lunedì il maltempo si sposterà inSardegna, con altri forti temporali e venti impetuosi. Per monitorare la situazione in diretta potete scorrere le nostre news in tempo reale e le pagine del nowcasting: satellitisituazione,fulminazioniradar webcam. Sulla nostra pagina di facebook trovate ulteriori aggiornamenti e potete interagire con la Redazione inviando foto, segnalazioni o qualsiasi tipo di riflessione. Se volete, scriveteci e inviateci le foto anche all’indirizzo di posta elettronica, redazione@meteoweb.it.
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SOVERATO - Non sembra essere un'allerta meteo qualunque, quella che da giorni continua ad emettere la Protezione Civile. Nella giornata di oggi ma, in particolare, in quella di domani 30 novembre, il quadrante jonico della penisola sarà investito dal ciclone "Nettuno". La Protezione Civile continua incessantemente a segnalare l'allerta alle regioni di Calabria e Sicilia prevedendo un forte peggioramento meteo con precipitazioni copiose su tutta la fascia jonica calabrese unite a forte attività elettrica e, quindi, il tangibile pericolo del verifficarsi di temporali di intensità sopra la media. Anche il mare, con particolare riferimento al Mar Jonio, è previsto molto mosso e non aiuterà il quadro generale di allerta meteo. Per quanto riguarda la fascia jonica già da oggi si prevede un peggioramento importante in tutto lo Jonio reggino e, man mano, il maltempo investirà tutta la costa arrivando ad interessare anche quella pugliese. La protezione civile ha già invitato le regioni allo stato di massima allerta ed, in questi casi, prevede dei protocolli di comportamento che, pur non volendo creare allarme, invitiamo i nostri utenti a leggere qui. Per quanto riguarda il comprensorio soveratese il peggio è atteso nella notte compresa tra sabato e domenica dove le previsioni ipotizzano rovesco oltre i 20mm di pioggia.
Allerta meteo 29 novembreallerta meteo 30 novembre

COMUNICATO STAMPA.....CHE IL GOVERNO REGIONALE PRENDA ATTO.....



Snaf Calabria Fna

Pensiamo che il governo regionale entro oggi abbia il dovere di comunicare le intenzioni sul pagamento mensilità correnti ed arretrate, dei dipendenti del servizio di sorveglianza idraulica, inerenti all'anno 2012 e nello specifico dicembre e tredicesima mensilità. ad oggi con le mensilità di dicembre e tredicesima 2013 gli stipendi da accreditare ai lavoratori saranno ben 6 più conguagli di rimborsi chilometrici e buoni pasto non pagati e non si può per alcun motivo rischiare che passi un'altra settimana.
Riteniamo a questo punto che il consiglio regionale e la giunta debbano, per senso di responsabilità, sanare questa situazione immediatamente e provvedere al pagamento di queste spettanze con i fondi disponibili, altrimenti riteniamo che da parte di queste due fondamentali ed importanti istituzioni debba arrivare ai lavoratori un segnale di responsabilità e riconoscimento dei diritti di tutti i lavoratori.. pertanto chiediamo fortemente al Governatore Scopelliti ed al Presidente del Consiglio Regionale on.Franco Talarico di convocare con urgenza una riunione congiunta nella quale discutere e costituire un fondo di garanzia per i lavoratori del comparto idraulico forestale, un fondo nel quale versare tutti gli emolumenti di dicembre e tredicesima mensilità dei consiglieri regionali e dei membri della Giunta regionale,nonchè i finanziamenti pubblici dei partiti e quindi dei vari gruppi in consiglio, ed usare gli stessi fondi per il pagamento degli stipendi dei lavoratori di questo comparto.
Riteniamo che questo debba essere un gesto di solidarietà che i membri dell'assemblea regionale possono tranquillamente fare.
Considerando che lavoratori che percepiscono 700 euro al mese cercano di sopravvivere per 6 mesi senza stipendio, pensiamo che chi percepisce stipendi da 10 mila euro, per un mese potrà farne a meno !

Catanzaro 29.11.2013 Segreteria Regionale Calabria

giovedì 28 novembre 2013

Al Presidente Scopelliti rivolgiamo il nostro appello perchè si adoperi in prima persona per garantire l'avvio di calabria verde con l'inizio del nuovo anno !

Calabria Verde rappresenta una riforma che porrà fine alle angherie subite dai lavoratori e soprattutto riordinerà un settore che sino ad oggi ha visto zoppicare un dipartimento che tanto potrebbe produrre in termini di messa in sicurezza, di manutenzione del territorio e soprattutto in termini di prevenzione del rischio idrogeologico.. restiamo del parere e della posizione che questo ente pubblico debba essere formato con personale inquadrato con contratto pubblico, soprattutto per i lavoratori del servizio di sorveglianza idraulica regionale, che sono stati assunti con una pubblica selezione e che svolgono mansioni molto delicate le quali rappresentano il motore che alimenterà l'attività di questo importante ente, lavoratori che se inquadrati con un contratto di tipo privatistico sarebbero soggetti a continui umori politici e ad eventuali piani di riordino dell'azienda che potrebbero portare ad un esubero di personale con conseguente messa in mobilità di svariate decine di unità lavorative che a questo punto rischierebbero un posto di lavoro guadagnato con 13 anni di esperienza e un'assunzione con regolare concorso pubblico.
Come federazione riteniamo che anche le sigle sindacali confederali debbano seriamente adoperarsi al fine di garantire ai lavoratori un inquadramento in Calabria Verde con contratto pubblico e soprattutto, in una fase così delicata, pensiamo che bisogna fare in modo ed a tutti costi che questa nuova ed importante realtà aziendale regionale prenda corpo ed inizi la propria attività con l'inizio del nuovo anno. L'avvio di calabria Verde ed il contratto pubblico rappresentano risultati ed obiettivi che bisogna garantire a tutti i costi sia per senso di responsabilità sindacale nei confronti dei lavoratori tutti che devono essere garantiti, sia per senso di responsabilità nei confronti di questa regione che con il nuovo ente potrà contare su una seria realtà aziendale regionale che potrà garantire una svolta per la messa in sicurezza del territorio.
Come federazione sindacale autonoma , siamo certi che anche le sigle sindacali confederali sosterranno in modo serio e soprattutto fermo che tali obiettivi siano raggiunti, cosa che se non avvenisse rappresenterebbe una grave sconfitta della quale i vari attori sociali dovranno prendersi la responsabilità difronte all'opinione pubblica e difronte a dei lavoratori che seriamente e con fiducia svolgono il proprio dovere.
Al Presidente Scopelliti rivolgiamo il nostro appello perchè si adoperi in prima persona per garantire l'avvio di calabria verde con l'inizio del nuovo anno !

sabato 23 novembre 2013

Frane, alluvioni, dissesto idrogeologico....l'ITALIA SOMMERSA



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 LE CONTINUE ALLUVIONI E LE ESONDAZIONI DEI FIUMI

La presenza dei fiumi ha sempre rappresentato per l'uomo una parte importante della sua vita e del suo sviluppo economico; ma ha anche creato dei problemi relativi alla sua sicurezza. Infatti, se è vero che i fiumi, e l'acqua più in generale, rappresentano la materia prima che alimenta la vita dell'uomo, è purtroppo anche vero che essi molte volte diventano causa di morte e di distruzione. Per il nostro paese il problema  della difesa dalle alluvioni ha preso corpo dopo i grandi disastri causati dall'alluvione del Po nel Polesine nel 1951, dalla frana del Vajont nel 1963 e dall'alluvione dell'Arno a Firenze nel 1966, Sarno, Soverato, Giampilieri, Scaletta, Bivona, Genova e ora in Sardegna e Calabria Ionica.
http://www.giornalettismo.com/wp-content/uploads/2013/11/Dissesto-idrogeologico-Italia-Sardegna.jpg

 Che cosa sono le alluvioni ?

Per alluvione si intende lo straripamento di una piena relativamente elevata, sopra gli argini naturali o artificiali di un corso d'acqua. Spesso l'alluvione è accompagnata da una serie di fenomeni di dissesto del terreno che interessano tutto il bacino del corso d'acqua in piena.

* Le pendici ed i versanti delle valli diventano sedi di frane, scoscendimenti e smottamenti

* Il letto del fiume e le zone vicine vengono allagate. 

LE CAUSE

Le cause di un'alluvione possono essere imputate sia alla natura che all'uomo.

Fattori naturali:

*  quando forti piogge precedute da un lungo periodo piovono si sovrappongono al fenomeno del disgelo o sono accompagnate da forti venti e temporali.

*   quando il bacino del fiume ha una forte pendenza ed è privo di vegetazione per trattenere l'acqua che scorre.

 Fattori  umani:

* abbandono , con conseguenze degrado, di prati, pascoli e boschi

* tagli boschi troppo intensi

* realizzazione di opere senza rispetto dell'equilibrio preesistente nel bacino del fiume, come la costruzione di strade a mezza costa sulla montagna con notevoli sbancamenti, oppure la realizzazione di opere di sistemazione dei torrenti mal progettate o mal costruite.

* Restringimento dell'alveo dei torrenti e dei fiumi

* Estrazione indiscriminata di materiale dall'alveo

* Costruzione di muri disposti di traverso o lungo il corso d'acqua senza uno stutdio approfondito delle caratteristiche di quel torrente o fiume.

* realizzazione di sbarramenti e bacini senza tutte le cautele che simili opere richiedono.

* Cementificazione sfrenata.

* Uso indiscriminato DISERBANTI.

 PREVENZIONE 

Per poter affrontare le alluvioni ed evitarne i pericoli bisogna studiare e conoscere tali fenomeni, soprattutto per quei torrenti o fiumi in cui si verificano più spesso. Occorre misurare con apparecchi di registrazione i fattori del clima che creano le condizioni di pericolo: precipitazioni atmosferiche, temperatura, umidità, vento, pressione, radiazione solare. Occorre misurare l'altezza dell'acqua dei torrenti o fiumi in certi punti chiave e per molti anni. Occorre studiare più a fondo quei torrenti o fiumi che più frequentemente sono sedi di fenomeni alluvionali e predisporre le opere di difesa ( briglie, argini ecc.... )

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Frane, alluvioni, dissesto idrogeologico
I numeri che l'Italia deve cambiare

da L'ESPRESSO

 Il ciclone sardo, 16 morti, oltre 2mila sfollati, era imprevedibile. Ma c'è molto che si potrebbe fare per tutelare persone, case, strade e città da questi eventi. Investendo per proteggere l'ambiente. Ma dal governo non arriverà che un decimo di quello che serve, anche quest'anno. Parla Alessandro Trigila, tecnico dell'Ispra




















Frane, alluvioni, dissesto idrogeologico 
I numeri che l'Italia deve cambiare
Pioggia. Tanta, troppa, torrenziale: 450 millimetri in 12 ore. Fermare il fango, a quel punto, è diventato impossibile. E l'acqua ha inghiottito 16 persone, ne ha costrette più di duemila a scappare. Un evento estremo, legato però a una prassi costante: quella di divorare l'ambiente. «Il rischio non si riesce mai a portare a zero, ma si può far molto per prevenire i danni più gravi», spiega Alessandro Trigila, ricercatore dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione dell'ambiente) ed esperto di frane e dissesto idrogeologico: «È ancora presto per valutare gli effetti del ciclone, capire cosa si sarebbe potuto evitare, ma un dato è certo: il consumo di suolo c'entra, se consideriamo più in generale la situazione sul dissesto idrogeologico a scala nazionale».

Lo si ripete ad ogni emergenza: bisogna ridurre la cementificazione, fermare quegli otto metri quadri al secondo di terra che vengono rimpiazzati, anche in questo istante, dall'asfalto. Parole che però restano nel vuoto: le costruzioni aumentano e al posto di frenarsi su boschi o pianure le alluvioni si abbattono su strade, palazzi, capannoni. «Nel 1956 era urbanizzato il 2,8 per cento del territorio. Oggi è il 7: più di due volte tanto. Consumare il suolo a questa velocità significa aumentare l'esposizione delle persone alle conseguenze dei fenomeni naturali». Anche perché malta e mattoni non hanno seguito affatto il passo della popolazione: «Nel 1961 l'Italia aveva 50 milioni di abitanti, nel 2011 sono diventati 57. Il 12 per cento in più. Nello stesso periodo però le case sono passate da 14 a 27 milioni. Con un aumento di circa il 100 per cento».

La fotografia è desolante, e ben nota. «Ma non è irrimediabile», insiste Trigila: «Per prevenire i danni gli interventi si possono fare: mettere in sicurezza i letti dei fiumi, costruire argini più forti, de-localizzare i luoghi più esposti, attivare sistemi efficaci di allarme, aggiornare costantemente le carte dei rischi e tenerne al corrente la popolazione». Interventi possibili, ma costosi. E il portafoglio dello Stato è sempre più risicato: «Nel 2008 lo stesso ministero dell'Ambiente aveva valutato in 40 miliardi di euro i fondi necessari a mettere in sicurezza paesi e città. In 15 anni ne sono stati spesi 4,25. Ovvero 300 milioni all'anno: troppo poco. E come se non bastasse nell'ultima legge di stabilità i finanziamenti a questo scopo sono stati ridotti ancora, a un decimo: 30 milioni per il 2014».

Nel frattempo poi, sono iniziati gli effetti, concreti, del cambiamento climatico, per cui «eventi atmosferici gravi come le alluvioni», spiega il ricercatore: «che prima si ripetevano a grandi distanze di tempo, oggi sono sempre più intensi e ravvicinati», per cui tutte le infrastrutture che non li avevano considerati affatto ora sono molto più esposte.

«Per questo è fondamentale il monitoraggio», conclude Trigila: «Noi lo facciamo con le frane: un database nazionale pubblico e consultabile dove c'è traccia delle 487mila frane segnalate dai tempi dei romani, così come i luoghi in cui potrebbero avvenire». Per le alluvioni a tenere conto dei dati sono le Autorità di bacino, ora in via di riorganizzazione. Un riferimento costante, nazionale, non c'è: «Quello che sappiamo è che ci sono 12.873 chilometri quadrati di suolo a criticità idraulica, senza nemmeno considerare gli scenari più catastrofici», come quello che ora ha colpito la Sardegna.

«Bisognerebbe essere rigidi, oggi, almeno sui vincoli: vietare di aumentare i rischi nei piani regolatori», chiede Trigila. Ma questo, nelle mani dei politici, significherebbe molti soldi in meno nelle casse  dei comuni. Per cui più che un consiglio, è una speranza.



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 Alluvione, parla il geologo: la legge contro il dissesto c'è, ma non è stata applicata 
da PANORAMA.IT
Il ciclone che ha messo in ginocchio la Sardegna ha fatto danni che sono dovuti al dissesto idrogeologico del territorio. Panorama.it ha intervistato Sergio Grauso, geologo dell'Enea
  Una strada completamente allagata
La Sardegna è una regione particolarmente a rischio? Una stima recente parla dell'81% dei Comuni dell'isola a rischio di dissesto idrogeologico.
Tutto il territorio italiano è esposto a questo rischio. Aver costruito senza criterio e non aver saputo pianificare e prevedere i rischi ha portato a questo. Non possiamo dire che esiste una zona del paese esente da questo tipo di rischio.
I cambiamenti climatici hanno un ruolo determinante?
Sicuramente nell'ultimo decennio stiamo assistendo a una estremizzazione degli eventi climatici: si stanno verificando con una certa frequenza eventi che prima avevano tempi di ritorno molto lunghi. Infatti in pratica ogni anno assistiamo a un'alluvione e non si salva nessuna zona: un anno al nord, un anno al Sud...
Cosa andrebbe fatto?
 La galleria di Mughina
Basterebbe applicare la legge 183/1989 sulla difesa del suolo, una legge cardine che ha determinano una svolta nella consapevolezza di certe problematiche in Italia. Da allora c'è stata l'attivazione di servizi a livello regionale e abbiamo finalmente una conoscenza piena del territorio. Quindi ormai conosciamo bene i rischi, ma per quel che riguarda ciò che va fatto per fronteggiare le emergenze e prevenire i danni la legge è rimasta inapplicata.
Cosa prevedeva la legge?
 Vigili del fuoco
Molte cose. L'attivazione di contratti di assicurazione per la copertura di certi rischi, la delocalizzazione con la previsione di indennizzi ai privati. In pratica si prevedeva lo spostamenti di edifici e infrastrutture, con una certa selezione fatta in base al livello di rischio e al valore in termini di beni coinvolti e di vite umane. C'è stata poi anche un'indagine conoscitiva effettuata nel 1998 dal Senato per verificare l'applicazione della legge a distanza di 10 anni dalla quale emergeva che, soprattutto in certe zone, molte parti della legge sono rimaste inapplicate anche per interessi criminali.
La colpa è quindi di una pianificazione urbanistica sbagliata e di una mancata correzione del tiro?
L'italiano del passato aveva molto più giudizio nel costruire, non a caso i vecchi centri abitati sono collocati in zone meno esposte al pericolo. Le antiche mura si fermavano sul ciglio delle scarpate, considerate un limite invalicabile. Ma a partire dal dopoguerra quel limite si è superato. Unitamente alla criminalità e all'abitudine di costruire al di fuori delle regole, il superamento di questo limite naturale ci ha portato a situazioni molto esposte alla pericolosità naturale del territorio. E' normale che avvengano le frane, fanno parte dell'evoluzione del paesaggio. Le frane diventano disastro quando si è costruito dove non si doveva.
 Paesaggio Infernale
Con il cambiamento climatico cosa dobbiamo aspettarci?
Disastri di questa portata saranno più frequenti. I climatologi stanno studiando il processo di cambiamento e mettendo a punto modelli di previsione; di conseguenza i geologi possono rivedere i tempi di ritorno di certi fenomeni. Si arriverà sul fronte della ricerca a risultati utili. Il problema però sarà sempre la necessità di impiegare ingenti capitali per cercare di mitigare l'effetto di questi fenomeni. Noi geologi abbiamo sempre affermato che dopo tutto intervenire in questi termini significa anche rilanciare l'economia, rimettere in moto le imprese del campo edile. E poi curare costa molto di più che prevenire, ma in Italia purtroppo non abbiamo la lungimiranza di spendere oggi apparentemente senza motivo. Non capiamo che in realtà è per non dover pagare domani un prezzo molto più alto, anche in termini di vite umane.
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 La tua casa è a rischio alluvione?

di - 19/11/2013 - Nel nostro Paese sono ben 6.153.860 gli abitanti esposti e più di 6mila i Comuni a rischio (l'82% del totale)



La tua casa è a rischio alluvione?
Tante parole, pochi fondi. Se il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando aveva definito soltanto un mese fa la lotta contro il dissesto idrogeologico come «una grande emergenza nazionale» e come «il più grande investimento infrastrutturale che il nostro Paese aveva in questo momento il dovere di compiere», per la difesa del territorio alla fine sono stati previsti nella legge di stabilità soltanto pochi spiccioli. Lo avevano denunciato diverse associazioni per la tutela dell’ambiente, così come i Geologi: se – in base alle stime dello stesso Orlando - «solo per mettere in sicurezza le aree a più elevato rischio servirebbero circa 11 miliardi» (40 per un piano straordinario, spalmati in 15 anni, quindi circa 3 miliardi di euro all’anno, ndr), alla fine erano stati sbloccati soltanto 1,3 miliardi per interventi immediatamente cantierabili (in base agli accordi di programma fatti con le Regioni per far fronte all’urgenza). Per quanto riguarda i nuovi fondi, invece, erano stati stanziati solo 180 milioni in tre anni: 30 milioni per il 2014, 50 per il 2015 e 100 per il 2016. Anche se Orlando aveva chiesto un aumento dei fondi fino a 500 milioni di euro, oltre alla rimodulazione del Patto di stabilità per gli enti locali protagonisti di interventi contro il dissesto idrogeologico. Risorse giudicate insufficienti per far fronte al problema: le polemiche sono ripartite di fronte alle immagini della devastazione in Sardegna, colpita da pesanti alluvioni che hanno già comportato la perdita di 17 vite umane.
SARDEGNA-ALLUVIONE
IL DISSESTO IDROGEOLOGICO IN ITALIA –  Per un intervento immediato Enrico Letta ha intanto annunciato uno stanziamento di 20 milioni di euro per l’emergenza maltempo in Sardegna. Ma è sulla prevenzione e sugli interventi necessari per rimettere in sicurezza il Paese che, spiegano i critici, l’esecutivo dovrebbe erogare maggiori fondi. Oltre ad evitare catastrofi come quelle che hanno colpito la Sardegna, a risparmiare potrebbero essere in prospettiva le stesse casse dello Stato (secondo le associazioni di categoria, negli ultimi 20 anni per ogni miliardo stanziato in prevenzione, ne sono stati spesi oltre 2,5 per riparare i danni, ndr). La situazione del territorio italiano preoccupa non poco anche altre Regioni. Basta leggere i numeri per comprendere quanto sia grave la situazione. Come ha spiegato il Consiglio nazionale dei Geologi, in Italia sono ben 6.153.860 gli abitanti esposti alle alluvioni. «Il probabile aumento delle temperature potrebbe portare in Europa inondazioni più frequenti ed intense, secondo l’Agenzia europea. Ma quello che sta accadendo non è soltanto colpa dei cambiamenti climatici. A fine agosto noi geologi avevamo già detto dei rischi e della fragilità del territorio», ha denunciato Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi. Le cifre mostrano come l’urbanizzazione sfrenata abbia eroso dal 1985 fino ad oggi ben 160 km di litorale. Ma non solo: c’è anche la questione degli incendi. «Il 72% risulta essere di natura dolosa, il 14% di natura colposa e il restante 14% di natura dubbia», ha spiegato Graziano. La soluzione? Il presidente dei Geologi ha ricordato come da tempo si richieda l’istituzione di una commissione che possa affrontare problematiche di natura ambientale, proprio come fece la Commissione De Marchi, istituita a seguito dell’alluvione di Firenze del 1966. Da allora poco è stato fatto: le stesse cifre (i 40 miliardi per un piano di 15 anni, necessarie per affrontare il problema) oggi citate, rappresentano conclusioni simili a quelle proposte dalla stessa Commissione De Marchi. In pratica – denunciavano i geologi – un piano c’è già da 43 anni, ma nessun governo ha pensato di trovare i fondi per finanziarlo in maniera adeguata.
LO STATO DEL TERRITORIO ITALIANO - L’emergenza del territorio italiano però mostra numeri eclatanti: «Le regioni e i cittadini coinvolti da questi eventi sono destinati ad aumentare. Sono infatti più di 5 milioni i cittadini italiani che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e 6.633 i Comuni (82% del totale) che hanno all’interno del territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione», denunciavano poco tempo fa. Di fronte alle risorse scarse previste nella legge di stabilità, alcuni deputati democratici (area Ecodem) avevano chiesto di aumentare i fondi stanziati. Tutto però è ancora rimasto sulla carta e sul piano delle proposte, mentre miliardi di euro continuano ad essere spesi, denunciano i geologi, per il riarmo, l’acquisto di cacciabombadieri, finanziamento di missioni militari all’estero». Senza contare la retorica sulle grandi opere infrastrutturali, Tav Torino Lione in primis.
Photocredit: Istituto Italiano Edizioni Atlas
Il territorio italiano presenta criticità evidenti, anche perché predisposto per sua natura – essendo costituito per l’80% da colline e montagne di recente formazione e costituite da rocce argillose poco compatte – a fenomeni di dissesto idrogeologico. Così sotto l’azione di piogge violente le rocce rischiano di crollare, i suoli argillosi non sono più in grado di assorbire altra acqua, mentre le acque piovane scendono a valle ingrossando fiumi e torrenti, fino a farli straripare. Due comuni su tre (circa il 66%), secondo l’Istituto Italiano Edizioni Atlas, sono considerati a rischio idrogeologico. Tragiche fatalità? Non per il Fai, che ha più volte criticato la gestione scorretta del nostro territorio: dal consumo di suolo, agli abusivismi edilizi, passando per la diminuzione dei terreni agricoli.
LA SITUAZIONE IN SARDEGNA E NEL PAESE –  Nella stessa Sardegna, sconvolta dall’alluvione, ben 306 comuni, l’81% del totale, hanno porzioni del proprio territorio ad elevato rischio idrogeologico per frane ed alluvioni. Lo ha confermato con una nota la Coldiretti, dopo i drammatici effetti provocati nell’isola dalla violenta ondata di maltempo che ha provocato vittime e gravissimi danni. Per la Coldiretti la situazione a rischio del nostro territorio deriva anche dal fatto che siano dimezzati gli agricoltori nelle aree marginali che se ne prendono cura negli ultimi 30 anni: in Italia 3 milioni di ettari di terreno coltivato, pari alla superficie della regione Sicilia e Val d’Aosta assieme, sono stati abbandonati in montagna e collina o cementificati in pianura. «Più di un milione di agricoltori – conclude Coldiretti – è stato costretto ad abbandonare le campagne nell’ultimo trentennio per la mancanza di concrete opportunità economiche e sociali sulle quali occorre prioritariamente intervenire se si vuole realizzare una reale opera di prevenzione in una situazione in cui si aggrava la crisi economica», ha concluso l’associazione di categoria. Nel report  ”Terra Rubata” lo stesso Fai ha infine denunciato lo stato precario dei nostri suoli: se ogni giorno vengono consumati 75 ettari, nel corso degli anni 5 milioni di abusi edilizi dal 1948 a oggi (207 al giorno) hanno deturpato il nostro territorio. Tra il 1950 e il 2009 le frane hanno già provocato 6.439 vittime, tra morti, feriti e dispersi. Senza considerare come il dissesto comporti gravi conseguenze anche per le casse dello Stato, costando ogni anno circa 3,5 miliardi di Euro. Numeri che mostrano, spiegano associazioni e movimenti, come non bastino pochi spiccioli per prevenire episodi come quelli accaduti in Sardegna. Di certo, eccezionali dal punto di vista climatico, ma rispetto alle quali l’Italia continua ad essere impreparata. Anche Angelo Bonelli dei Verdi ha spiegato: «Oggi la Sardegna, sommersa da bombe d’acqua, si sveglia con un drammatico bilancio di vittime che è un bollettino di guerra: 17 vittime e molti dispersi. Una guerra climatica che, anno dopo anno, si fa sempre più intensa anche in Italia, con eventi atmosferici di tipo tropicale sempre più violenti». Di fronte a eventi così drammatici, però, il nostro Paese per Bonelli non fa altro che ripetere le solite risposte: «Come già accaduto in Sicilia, Campania, Liguria e Toscana, la risposta dell’esecutivo  è sempre la stessa: cordoglio e dichiarazione dello stato di emergenza, per tornare, il giorno dopo, a non fare nulla o peggio tagliare i fondi», ha concluso, chiedendo che venga finanziato un piano straordinario per la difesa del territorio italiano.